Concorso di Poesia – L’inesauribile segreto – Poesie Vincitrici 2024 – La Follia – Marzabotto

Ecco le poesie selezionate dalla giuria nella I edizione del concorso “L’inesauribile segreto” – 2024, con tema “la follia”, promosso da @arte_val.ida in collaborazione con il Laboratorio per l’Arte APS di Marzabotto
Il concorso è stato promosso nella convinzione che ogni essere umano abbia qualcosa di importante da condividere con gli altri, un messaggio che potrebbe far sentire meno solo chi lo riceve, un’idea in grado di portare un nuovo punto di vista, una parola di luce capace di ridare speranza.
È dono degli artisti, e quindi anche dei poeti,  saper “vedere e far vedere” quello che c’è di magnifico nell’esperienza umana, quello che agli altri era forse sfuggito, ma che tutti possono riconoscere come proprio se viene portato alla luce attraverso una forma.

Ringraziamo profondamente tutti i poeti che hanno scelto di fare questo per noi attraverso le loro parole, trattando un tema intenso, delicato e profondo.
La giuria del concorso: Daniele Martinelli, Eloisa Mineccia, Valentina Franco e Valentina Idalghi

Nuova Edizione 2025

Se volete partecipare alla nuova edizione a tema “le Rovine”, trovate qui informazioni sul tema, moduli e regolamento.

Il Tema della Follia

Da un’idea di Valentina Franco, la prima edizione del concorso è stata dedicata al tema della follia, con la seguente motivazione:

“Cento anni fa nasceva un uomo che ha aperto una porta. Dietro c’era infelicità, solitudine, dolore e sopruso. Franco Basaglia ha restituito la parola ai “matti” e con loro all’immenso mondo della follia fino ad allora attraversato solo da artisti/e e poeti/e…”

Franco Basaglia nasce a Venezia l’ 11 Marzo del 1924 e diventa medico e psichiatra. Militante antifascista, vuole portare i principi democratici dovunque, anche nei manicomi. Insieme a sua moglie, Franca Ongaro porta avanti una battaglia per la dignità del malato, cerca di abbattere le gerarchie anche negli istituti. A Gorizia Basaglia mette in pratica le sue teorie e apre i cancelli del manicomio cittadino trasformandolo in una comunità terapeutica, senza usare mezzi violenti come l’elettroshock o strumenti di contenzione. Grazie anche ai suoi studi di filosofia, Basaglia aveva una visione sociale della malattia mentale, non solo clinica: il malessere nasce nel contesto sociale ed è la società che deve prendersi cura dei malati. Il lavoro di Basaglia e Ongaro e di tanti altri collaboratori porterà alle legge Basaglia, la 180 del 13 maggio 1978.

Per le bellissime foto, ringraziate Concetta Balzotti!

Mi ritrovo a saltellare per casa

Mi ritrovo a saltellare per casa

quasi trotterellando

per evitare gli oggetti a terra

– lì dimenticati –

poi mi fermo

come a dire loro

non andate via

restate ancora un po’

ci facciamo compagnia!

ALICE MONDI

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L’inconcepibile 

Oggi vivo quello che sono stata ieri 

oltre al mio presente non conosco. 

Sono coraggiosa, più di quello che immagino 

vivo ogni giorno sul baratro, 

quello che mi separa dall’inconcepibile.. 

non essere lo stereotipo che ci vuole tutti inquadrati in un mondo di quadrati ed io sono un cerchio 

sfuggo 

ed esco da uno schema. 

Una fatica non gratuita 

tanto impellente quanto dolorosa. 

Prima il buio, poi la luce 

in un territorio dove abita un linguaggio incomprensibile ai più dove non esistono orari, abitudini, regole 

dove abbraccio la mia sofferenza e la mia gioia 

ballando, cantando, urlando e piangendo quando voglio io, senza rispondere a comandi altrui. 

Questo spaventa, fa paura.. 

la chiamano follia 

hanno bisogno di dargli un nome, 

ma.. 

chi sono i folli?!?!

SIMONA VETTI

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Voglio fiori sulla mia tavola 

ormai ho preso il vizio 

da bravo lupo spelacchiato, inquieto e selvatico 

che ogni mercoledì  

mi viene il ghiribizzo 

di fare la matta  

esser sciocca nei giorni dispari 

e fregarmene dei traguardi da raggiungere e dei vestiti puliti. 

Prendo un vasetto 

tutto pieno di fiori e lo metto 

sulla mia testa, come una tazza: a fianco delle carte in un mazzo 

in bella vista, la tocca! 

Come un animaletto in gita di piacere esco a Bologna 

Che poi, messi come me, ce ne sono tanti. 

Che bello esser quel che mi va 

Un giorno sana 

L’altro giorno per di là 

In cerca di un centro 

Che oscilla con me dentro.

DILETTA ROCCA

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IL CERVELLO

Il cervello fa la guardia

alla sopravvivenza

alla conservazione

e obbedisce

Obbedisce alle regole

Uccide l’altro

per salvare sé stesso

Mentre Dio osserva

sgomento

Perde l’uomo

l’umanità

unico senso del vivere

Chi siamo davanti

alla scelta del dolore?

A lui! a te!

Non a me! Non a me!

Essere disertore

Ecco il coraggio

Un po’ di umanità che affiora…

Inorridire di fronte alla violenza

Impazzire davanti all’ orrore

Unica sanità di mente.

PATRIZIA PIRAZZINI

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Mai piu’

Non sono più quella che ero.

In un giorno di settembre, come tanti, qualcosa si è rotto dentro di me.

La luce si è spenta, il vuoto enorme che sento non riesco a riempirlo con nulla.

Come un pozzo senza fondo.

A volte piango lacrime che vorrebbero urlare tutto il mio dolore, il mio star male, la mia solitudine.

E’ tutto inutile, non sarò mai più quella che ero.

Ora, quella che ero è diventata matta.

Matta come molti ci definiscono.

MILENA LAMANDINI

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La Follia

Stare seduti ore

a fissare il nulla alla finestra.

Svegliarsi stanchi

facendo fatica a trovare un sorriso

da regalare ai nostri figli come buongiorno.

Correre a casa,

ancora una volta in ritardo,

ancora una volta non riuscendo

a cenare con la propria famiglia.

Urlare al mondo

il proprio dolore.

Distesi nel letto,

senza sapere il giorno e l’ora,

senza ricordare bene cosa si è fatto ieri

e cosa abbiamo da fare nel nostro domani.

Non avere, in realtà, nemmeno la consapevolezza di essere

in un letto di ospedale

considerati dei pazzi

dalla società.

Da una società formata da gente

non come te, che sei diverso, che sei crollato,

ma di gente normale, forte, dinamica,

che nella sua eccezionalità

è capace di ferire,

è capace di uccidere,

di organizzarsi per formare eserciti,

di pilotare aerei che sanno portare in luoghi meravigliosi,

ma anche aerei che tolgono la vita, che rasano al suolo speranze.

Nella sua genialità questa società

strappa i sorrisi

anche a chi

è ancora capace di svegliarsi donandoli.

CHIARASTELLA ALICCHIO

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Hunsur 

Qui…  

boati incredibili entrano nei miei occhi 

visioni ancestrali, abbagliano le mie sensazioni.  E nella mente 

visioni antiche, rammentano il mio destino.  Pozzi di vite  

sprofondano nel mio corpo 

che ancora una volta osa 

osa e vive  

CIRO RISCETTI

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Dalla follia alla vita…

Il tempo scorre 

come un uomo ammantato 

vuole nascondere i raggi di sole 

con il suo mantello tic tac, tic tac, tic tac…..

Chiusi in gabbia, sguardi vuoti

giornate fintamente colorate

non ci possono essere colori

nelle giornate tutte uguali.

Mi spoglio, inizio a correre a folle velocità

la paura oltre il limite.

L’amore folle tutto vuole, tutto prende

sincero, disperato, intenso

che brucia come il fuoco dell’eternità.

Adesso posso sentire Anima

mi parla, esplode, vuole comunicare, vuole sperimentare:

dalla follia alla vita,

dalla vita alla follia.

LAURA SOLINAS

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Da ERASMO a “Orwell”

Ogni viaggio sprofonda là

in quel tempo che consuma la mente

dentro alla coscienza che inventa,

viaggi nell’abbecedario libera-mente.

Sconfinati confini all’innocenza devono

ora, ahimè non fanno primavera

ma eterei labirinti stellati 

che stracciano le vampe dell’autonoma-mente

ma, un elogio non rinsavisce

è sinceramente trasparente

come una ninfa…da cristallina sorgente.

Non confondo la barba con sapienza

né il senno per la brama del pomo

né la stoltezza dell’eterna giovinezza,

ma la follia dell’abbaglio pugnace

del furore amoroso che brucia ogni attesa

del rivoltare il cappello ad altra luna

di lanuggine brumosa che usura la luce,

ma guada quel fiume!

di là si chiama follia…là è vita

la sua tirannia la tua bellezza

la follia di una lacrima…sparsa dall’emozione

“Per vedersi davvero e continuare a guardarsi”

VILLIAM COMELLINI

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MUORE ANCHE L’INVERNO

Muore anche l’inverno:

mentre cadono le api

prolificano le cimici

annidiate nelle tende.

Si schiudono opachi

delle rose i boccioli,

come la brina in comunione

con la sabbia del deserto,

che per loro alternata posa

si fanno neri e menci.

Fuori tana tutti sono cenci,

provati da quell’andirivieni

gli animali, dacché letargo

muta a perenne dormiveglia,

e del gallicinio

s’ode l’eco al tramonto,

talmente folle è la sorte,

ch’a morir è pure la morte.

RICCARDO BATTISTINI

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A FIOR DI PELLE

Le mie mani sfiorano l’acqua fresca del lago scivolando sulla superficie calma e luccicante,

rassicurante

Nascondeva nella sua imperscrutabile profondità

Una inaspettata fangosità, melma mi imprigiona e presto mi attanaglia

Mi scivola addosso la solitudine

Lo vivo al confine della mia pelle

TATIANA MARRA 

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